Ombre del turismo: la spersonalizzazione nella fruizione collettiva
Queste immagini interrogano la condizione del turismo di massa e il suo impatto sulla percezione dei luoghi simbolo. La Fontana di Trevi, icona riconosciuta a livello globale, non è qui rappresentata come semplice monumento ma come sfondo di un rituale collettivo che trasforma l’esperienza individuale in consumo seriale.
Le figure in primo piano, rese silhouette indistinte, rimandano a una condizione di anonimato che richiama la riflessione di Marc Augé sui non-lieux: spazi attraversati da moltitudini che vi lasciano solo tracce impersonali, senza instaurare un legame identitario o storico. Il turista, privo di volto e ridotto a sagoma, diventa parte di una folla omogenea che non osserva ma “consuma” il monumento.
Il contrasto tra la luminosità del marmo e l’oscurità compatta delle figure umane suggerisce inoltre la tensione tra l’eternità del patrimonio e l’effimerità della sua fruizione contemporanea. Come osserva Jean Baudrillard, il monumento non è più tanto vissuto quanto riprodotto e condiviso come immagine: la visita si riduce a conferma di un simulacro, a verifica di un cliché visivo già noto prima dell’esperienza diretta.


Infine, la massa di corpi oscurati davanti alla scultura richiama la critica di Guy Debord alla società dello spettacolo: il luogo non è più fruito come realtà viva, ma come palcoscenico in cui l’individuo partecipa a un copione collettivo. Fotografare, sostare, guardare: gesti ripetuti che neutralizzano la possibilità di un incontro autentico.
Queste fotografie non si limitano dunque a documentare un monumento, ma ne svelano il paradosso: la sua forza simbolica resiste, ma la modalità della sua fruizione – segnata da anonimato, ripetizione e spettacolarizzazione – interroga criticamente il senso stesso del viaggio e dell’esperienza estetica nella contemporaneità.