Linea 61
La serie prende forma da un’azione priva di finalità dichiarata: la percorrenza integrale dell’autobus della linea 61 di Verona, da un capolinea all’altro. Il tempo dell’opera coincide con quello del tragitto, lo spazio con l’interno del mezzo. La fotografia si configura come pratica di permanenza all’interno di un movimento non governabile.


Le immagini sono realizzate durante l’avanzare, le accelerazioni e le frenate dell’autobus. La velocità produce una tensione costante tra percezione e registrazione. I passeggeri appaiono sospesi in una quiete apparente, mentre il paesaggio esterno si dissolve in frammenti. Il finestrino agisce come superficie attiva: riflette, sovrappone, comprime interno ed esterno in un unico campo visivo.








Dal punto di vista tecnico, il lavoro accoglie l’instabilità come condizione operativa: micromosso, esposizioni variabili, discontinuità luminose. La nitidezza non è intesa come controllo, ma come evento intermittente. Il gesto fotografico è rapido, reattivo, determinato dalle sollecitazioni del mezzo e dalla temporalità del percorso.




La serie non documenta il tragitto urbano, ma ne trattiene la pressione. Le immagini emergono da un attrito costante tra dispositivo, corpo e velocità, restituendo una tensione che non è narrativa, bensì fisica e percettiva.